Jakarta

Jakarta, 30 dicembre.

E’ ancora Franck a farmi da quida, ma questa volta per le vie recondite di Jakarta.
In questo quartiere le case sono ammassate lungo i canali che drenano l’acqua nera fuori dalla citta’. Si e’ alzato il vento, qualche oretta ancora e poi piovera’; la gente sta seduta davanti alle case a godersi il vento fresco che precede il diluvio.

Gli adulti ci fermano per chiacchierare, chi mangia ci offre il cibo dal proprio piatto. I bambini giocano con aquiloni, si rincorrono nei vicoli; ne incontro uno che tiene in braccio uno Slow Loris a cui manca un occhio e me ne innamoro. E’ diventato il mio animale preferito, con quegli occhietti (quell’occhietto) terrorizzati e le manine che ti si appendono dapperutto. E poi, che nome buffo!

Se c’e’ una cosa che ho capito e’ che gli indonesiani, in generale, adorano essere fotografati. Cammino con la macchina fotografica al collo e anche qui, come a Ciampea, la gente mi chiede di essere fotografata. Io non e’ che sia proprio la regina dello scatto spigliato, per cui qui e’ una pacchia! Tengo la macchina ben in vista e quando vedo soggetti interessanti inizio ad accarezzarla e a guardarli con occhi maliziosi. Andiamo, so a cosa stai pensando, non fare il timido, chiedimelo su’, lo so che lo vuoi… “Miss! Photo!! Photo!!” …eeh sse proprio deeevo…

La sera vado a perdermi di nuovo, questa volta da sola. A dieci minuti a piedi dal quartiere in cui sono stata con Franck, ci sono grattacieli futuristici che si riflettono gli uni sugli altri. Gente ben vestita esce da taxi o macchinoni lustri e si infila incentri commerciali dai prezzi per me proibitivi. Del temporale del pomeriggio non restano che nuvoloni arrabbiati che diventano sfumature di grigio e blu sugli specchi dei grattacieli. Scatto qualche foto e all’improvviso qualcuno in lontananza batte la mani e chiama per attirare la mia attenzione. Ecco, mi han beccata, sta a vedere che sto fotografando gli uffici del ministero di chissachecosa e non si puo’ e ora mi sgridano e mi fanno la multa e… “Hey! Hey Miss!!” alzo lo sguardo. E’ un operaio a chiamarmi “Miss! Photo! Photo!!” …se proprio devo…



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